Politici a tempo determinato cercansi

di Enrico Sestini

Appoggio quanto scrive Bini Smaghi nel libro Morire di austerità.

Le cause della crisi che strangola l’Italia sono chiare, come lo sono le ricette per risolverla; ma nessun politico affronta i problemi veri, nessun politico si muove nella direzione giusta. Al contrario, tutti ci girano intorno, tutti sfiorano i veri problemi senza toccarli. Sono stupidi? No, sono furbi, sono tutti politici di professione.

Bini Smaghi ricorda il pensiero di Schroeder, il cancelliere tedesco autore delle riforme che portarono fuori dalla crisi la Germania nel 2003, e che l’hanno resa forte oggi. Parlando della crisi dei paesi industrializzati nel nuovo millennio, Schroeder sostenne che il problema del politico non era capire cosa fare, ma come sopravvivere politicamente dopo averlo fatto. Schroeder risanò la Germania e perse le successive elezioni, scomparendo politicamente: noi potremmo definirlo uno statista, ma per tutti i politici di professione, nessuno escluso, e’ stato uno stupido.

Questa convenienza a non agire dei politici deriva dalla natura stessa della crisi: le sue fondamenta non sono composte di speculazioni dell’alta finanza e dei banchieri, o di politiche monetarie sbagliate, o di globalizzazione e aggressività commerciale dei paesi emergenti. Quelli sono fattori scatenanti, o di amplificazione. Alla base della crisi c’e’ la continua sovrastima della capacità di crescita delle economie industrializzate, che ha portato tutti a pretendere più di quello che possedevano o producevano, nella convinzione che il buco si poteva coprire attraverso una successiva accelerazione dell’economia. Quindi più cibo, più vestiti, più divertimenti, più sanità, più anni di vita, più certezze sul posto di lavoro, più risparmi, più pensioni, più sicurezza, più tutto. Ora, dagli anni ’80 in poi il tasso di crescita delle pretese della popolazione e’ costantemente superiore al tasso di crescita dell’economia, e questa dinamica e’ diventata insostenibile; e chi glie lo va a dire agli elettori che devono rinunciare a qualcosa per sempre, specialmente se sono l’attuale maggioranza?

Detto in altri termini: oggi non e’ più il tempo di De Gasperi, quando si poteva sostenere che un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione, come se gli interessi dei propri elettori fossero conciliabili con gli interessi dei futuri elettori. Gli interessi attuali della maggioranza sono strutturalmente in contrapposizione con gli interessi delle prossime generazioni, sono inconciliabili, e la decrescita felice non e’ un argomento elettorale vincente. Un politico deve scegliere tra i due schieramenti, non può mediare.

Da questa riflessione derivano un paio di conseguenze, veramente ciniche.

La prima. Se si vuole uscire veramente dalla crisi e’ necessario votare una classe politica non composta da professionisti della politica: i politici eletti devono agire senza il traguardo delle prossime elezioni, devono essere prestati alla politica nel vero senso della parola. Vanno votati a tempo determinato, con una chiara scadenza sull’etichetta, in modo che possano pensare alle cose da fare in modo imparziale, lungimirante. Vanno scelti tra coloro che pensano che il giudizio venga emesso dalla storia, non dalla pancia del quartiere.

La seconda. Per andare al potere questi politici non possono esporre tutto il proprio pensiero, altrimenti non verranno votati dalla maggioranza: devono dire a troppi elettori solo quello che questi vogliono sentirsi dire. E questo e’ veramente difficile per persone che, per quello che desiderano fare, sono evidentemente mosse da solidi principi morali ed ideali.

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