Una tattica per l’Italia in Europa

di Enrico Sestini

Credo che il comportamento dell’attuale classe politica europea sia molto anti-europeo.

L’Europa era nata per evitare nuove guerre tra popoli, era nata per trarre vantaggio dalle qualità di ciascun popolo compensandone le debolezze, era nata per sfruttare la massa critica della maggiore potenza industriale al mondo. Possiamo affermare con tranquillita’ che il risultato e’ fallimentare.

In Europa si assiste ad un assalto per comandare a proprio favore ed a danno degli altri, nella più ampia e genuina sfiducia reciproca. I Paesi del Nord Europa non si fidano di quelli del Sud Europa, ed impongono leggi a proprio vantaggio e a svantaggio delle controparti; i Paesi del Sud Europa si lamentano, subiscono, e ri-propongono di scaricare sugli altri l’onere delle proprie inefficienze. Il Parlamento Europeo non ha poteri reali per legiferare in modo autonomo; la Commissione Europea, ovvero l’organo esecutivo, viene regolarmente svilita dall’organo consultivo (il Consiglio Europeo) che in pratica legifera e comanda, e dove nella più totale opacità la Germania impone le proprie regole grazie all’appoggio della Francia. La Gran Bretagna si e’ tirata fuori; e tutti gli altri stanno a guardare, e tacciono. Il deficit di democrazia nelle istituzioni europee a me sembra immenso, ma forse mi sbaglio.

D’altro canto, se io fossi tedesco probabilmente farei lo stesso. E se fossi italiano, che cosa farei? La tattica migliore a mio avviso e’ continuare con l’attuale approccio, poco europeo e molto nazionalista, cercando di incrinare l’asse franco-tedesco. Col fine di cambiare la rotta dell’Europa. Che ormai va verso la dissoluzione e verso sicuri contenziosi economici (come si ripianeranno i saldi Target 2 in caso di ritorno alle valute nazionali?) e probabili confronti politici. Una volta ottenuto il risultato, iniziare a ragionare in ottica europeista, sviluppando una politica comune che recuperi i principi ormai dimenticati dei padri fondatori.

Ritengo scontato che l’esito attuale dell’Europa sia la dissoluzione, dato che i processi in corso sono pesantemente disintegrativi e non integrativi. Economicamente parlando e’ già cosi, visto che le politiche fiscali nazionali sono divergenti, con disavanzi delle bilance commerciali non più compensati da movimenti di capitali, e non compensabili per legge da trasferimenti; con politiche monetarie comuni sterili a causa del diktat tedesco e della cosiddetta trappola della liquidità, con un tasso di cambio verso il resto del mondo a dir poco suicida. E’ sotto gli occhi di tutti il depauperamento prima finanziario e poi industriale dei paesi deboli a vantaggio di quelli forti, ed il loro progressivo indebolimento, fino a quando il costo dell’indebitamento diventerà insostenibile. Anche politicamente parlando credo che l’esito attuale dell’Europa sia la dissoluzione. A meno di ipotizzare che la Germania stia giocando una pericolosa partita a poker con il resto dell’Europa, imponendo cioe’ politiche di austerità insostenibili al solo fine di moralizzare i paesi meno efficienti; con l’obiettivo di ottenere il massimo, e cambiare completamente rotta un attimo prima del baratro.

Come si fa ad allontanare la Francia dalla Germania? Di certo i francesi vorrebbero; ma essendo sani di mente chi scelgono come alleati? I più organizzati,  i più affidabili, i più ricchi, pregando solo di non esserne schiacciati e colonizzati.

Ne consegue che la migliore tattica possibile per l’Italia in Europa passa per la sua sostenibilità economica; per essere credibile, per favorire un’alleanza dei paesi mediterranei, per spostare l’attuale asse politico. A quel punto spero che anche la Gran Bretagna potrebbe rientrare in gioco: bisogna dargli atto che aveva previsto con dieci anni di anticipo l’esito delle attuali politiche europee, e di averne tratto le conseguenze con il solito pragmatismo anglosassone.

Se vogliamo salvare l’Europa, insomma, dobbiamo iniziare a fare pulizia in casa nostra, e sul come ho già espresso alcune opinioni. Poi, sperare che la Spagna faccia lo stesso. Quindi, tirare dalla nostra la Francia, cercare di rimettere in partita la Gran Bretagna e mettere in minoranza la Germania. A quel punto concludere il processo di integrazione politica, con un Parlamento Europeo con reali poteri legislativi, ed un Esecutivo con pieni poteri operativi e con piani di vera integrazione.

Post scriptum: le politiche disgregative attuali imposte dalla Germania sarebbero quindi un modo, molto traumatico, per ottenere una convergenza economica altrimenti impossibile da raggiungere, visto la pochezza politica e la scarsa volontà di alcuni paesi europei, Italia inclusa.

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