Il potere [quasi] assoluto delle aspettative

di Enrico Sestini

Viviamo in un mondo altamente competitivo. Chi arriva primo vince, e tutti si allenano per correre più veloci, per entrare più rapidamente in nuovi mercati, per sfruttare prima degli altri le opportunità. E’ una gara al miglioramento continuo, fino a quando si gioca sugli attimi: in pista, nel mondo del lavoro, in borsa, nella vita. Ma quando tutti raggiungono i limiti fisici, per vincere occorre buttare il cuore oltre l’ostacolo e ipotizzare che cosa succedera’ dopo, agendo di conseguenza ed in anticipo rispetto a tutti. Siamo entrati nel mondo delle aspettative, che oggi contano più dei fatti.

Le aspettative comandano perche’ le abbiamo viste contare più dei fatti, perche’ ormai ci siamo abituati a pensare che contino più dei fatti. Si decidono i propri livelli di consumo non in funzione del proprio conto corrente e del proprio reddito, ma in funzione delle aspettative dell’economia, o prevedendo se i prezzi scenderanno o saliranno. In borsa non contano i bilanci delle società, ma le aspettative sui futuri utili. Si decide l’orario di partenza in funzione del momento in cui le strade saranno più sgombre, e non di quando serve.

Chi prende decisioni oggi deve ragionare sulle aspettative che circolano sull’argomento, non tanto sullo stato dei fatti. Perche’ saranno le aspettative a determinare le decisioni, non i fatti. E chi e’ in grado di dominare le aspettative oggi domina i fatti. Da qui deriva l’importanza assoluta di controllare l’informazione e di capire come cambino i processi di apprendimento della gente: per intervenire su di questi, manipolandoli o dominandoli. E non a caso oggi l’informazione risulta incredibilmente falsa, incredibilmente manipolata. Perche’ e’ la pietra filosofale, quella che crea l’oro dal nulla, e al tempo stesso arma perfetta di distruzione di massa. Se vuoi diventare ricco e sei in grado di manipolare le aspettative del mercato diventerai sicuramente ricco; se vuoi piegare un intero Paese basta diffondere sfiducia intorno ad esso, basta minarne le aspettative e poi stare a guardare, mentre il mercato lo distrugge e mentre gli stessi interessati agiscono contro se stessi.

Non ci credete? L’Italia e’ stata messa in ginocchio nel 2011 da un cambio repentino delle aspettative sulla sua sostenibilità finanziaria, sostenibilità da molto tempo minata nei fatti, ma improvvisamente utilizzata da chi aveva, tra le varie esigenze, quella di rafforzarsi economicamente destabilizzando il nostro Paese. Ed il piano e’ riuscito alla grande, facilmente, in poco tempo.

Un altro esempio? Sembra che l’Italia oggi disponga di 3.200 miliardi di euro di risparmi, una volta e mezzo il PIL, parcheggiati in attesa di eventi. E quello che manca in Italia oggi non sono le capacità, le infrastrutture, le conoscenze:  quello che manca e’ il capitale per operare e per ravvivare i consumi; e non perche’ non ci sia, ma perche’ non viene utilizzato. Che cosa ferma la gente dall’investire e dal consumare? L’aspettativa di una ripresa, l’aspettativa che ci saranno nuove occasioni di guadagno, che quei risparmi non saranno necessari per sopravvivere in futuro.

Qual’e’ il succo della storia? Chi sarà in grado di spostare le aspettative sul futuro dell’Italia farà ripartire l’economia. Chi non sara’ in grado di spostare quelle aspettative ha gia’ perso in partenza: non c’e’ politica economica che tenga.

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