Meglio degli Eurobond ci sono solo i saldi Target 2

di Enrico Sestini

Ho fatto un sogno, ho visto la luce in fondo al tunnel. Oppure e’ un treno che avanza?

Ho pensato: con la nascita dell’euro e’ venuto meno lo strumento principale di riallineamento tra economie che si muovono a differenti velocità: il tasso di cambio. In Europa non se ne parlava, o perlomeno io non ne ho mai sentito parlare, ma gli americani lo avevano previsto. Un po’ perche desideravano il fallimento dell’euro, un po’ perché a loro conveniva mettere in evidenza il punto debole del progetto, sin dall’inizio si erano domandati quali fosse il meccanismo (politico?) di convergenza tra le varie economie, visto che queste si erano legate tra di loro in modo rigido, e visto che gli squilibri strutturali tra economie differenti non potevano più essere compensati con il tasso di cambio.

Semplicemente, il meccanismo di convergenza non c’era, e si e’ visto. La Germania si e’ lanciata in una politica di contenimento del costo del lavoro e di maggiori investimenti, avvallando una politica monetaria espansiva in Europa che faceva comodo a tutti, aumentando cosi la propria competitività a danno degli altri paesi europei. Forse non l’hanno fatto apposta, visto che dovevano gestire la riunificazione, avevano problemi strutturali di competitività, ed erano preoccupati delle conseguenze a lungo termine dei costi dello stato sociale e dell’allungamento delle aspettative di vita della popolazione; ma di certo non si sono preoccupati di tenere il passo dei nuovi compagni di viaggio. Hanno aumentato le esportazioni in Europa in modo significativo, cosa che non avrebbero potuto fare in un sistema di cambi fluttuanti; poi, per continuare a vendere, hanno cominciato a finanziare i propri debitori, Spagna e Italia in testa; e noi, invece di rendere più competitiva l’economia abbiamo pensato ad altro, evidentemente più importante e più piacevole. Tutto bene fino alla crisi del 2008 quando le banche tedesche -molto esposte in un momento di crisi finanziaria mondiale- hanno richiesto la restituzione dei prestiti fatti. Il resto e’ cronaca: aumento dello spread, maggior costo del debito pubblico italiano e minore costo del debito pubblico tedesco, indebolimento dei bilanci delle banche italiane piene di titoli di stato italiani e rafforzamento delle banche tedesche piene di titoli di stato tedeschi, stretta creditizia in Italia e espansione del credito in Germania, perdite aggiuntive in Italia ed utili aggiuntivi in Germania. Il più forte si arricchisce alle spalle del più debole nel momento di maggiore difficoltà. Non compagni di viaggio direi, piuttosto compagni di merende.

I tedeschi hanno approfittato in tutti i modi possibili della pochezza dei propri compagni di viaggio: hanno rafforzato la propria economia esportando di più in Europa, hanno lucrato maggiori interessi sui titoli di debito pubblico dei paesi indebitati, e quando questi sono diventati pericolosi se ne sono sbarazzati rapidamente, provocandone un crollo plateale. Non contenti, hanno imposto politiche fiscali restrittive tagliando le gambe a molte economie fragili, ed hanno autorizzato come unica azione di politica monetaria il finanziamento della BCE alle banche dei paesi in difficoltà: e questo solo per permettere la restituzione alle banche tedesche dei prestiti concessi, trasformando un loro credito a rischio in un credito di tutti i paesi europei nella BCE (di cui la Germania rappresenta solo il 27%). Ora richiedono riforme strutturali, che in termini immediati significano vendita dei pezzi pregiati dei paesi più deboli a loro. Insomma, quando proponevano ai greci di vendere il Partenone per ripagare i debiti alle banche tedesche non stavano scherzando.

Tutto bene per loro? No, una traccia indelebile e’ rimasta, ovvero il saldo di questa operazione ad oggi, che si trova scritta nei conti della Banca Centrale Europea. Ovvero il credito che la Banca Centrale Tedesca (la Bundesbank presieduta da Weissman) ha attraverso la BCE con le Banche Centrali dei vari paesi debitori: il saldo Target 2. In un mondo dove le monete non sono legate all’oro e dove le banche creano moneta, il saldo delle operazioni tra nazioni non viene mai ripagato -magari trasferendo lingotti-, rimane li come saldo dei rapporti tra banche centrali, da ripagare esclusivamente con moneta di banca centrale emessa dalla BCE; nel caso dell’euro si chiama saldo Target 2. Ora io mi domando: perche’ sprecare tempo a sognare la carta degli Eurobond e della mutualizzazione del debito dei paesi più deboli, quando c’e’ sul tavolo, accettata da tutti, una carta uguale e forse migliore? Facciamoci aiutare da Keynes, che con il suo progetto di Bancor aveva spiegato già nel 1936 come riequilibrare il sistema ed indurre la convergenza fra economie diverse in assenza di tassi di cambio variabili. Lavoriamo su quel saldo.

Non ho idea se politicamente funzioni, ma potrebbe. Con una Germania in minoranza nel Consiglio Europeo e nel Parlamento Europeo (perche’ abbandonata dai francesi) si dovrebbe chiedere  che i saldi Target 2 venissero ripagati esclusivamente con prodotti e servizi (e non altri beni) del paese debitore. E se non appianati, al quinto anno questi saldi scompaiono, provocando un trasferimento di ricchezza dal paese creditore al paese debitore. Immediatamente i paesi creditori avrebbero una voglia matta di acquistare prodotti e servizi dei paesi debitori, stimolandone l’economia e provocando una progressiva convergenza. I paesi creditori sarebbero invogliati a consumare  quei prodotti e servizi, soprattutto per non doverli buttare via. Poi si potrebbe seguire ancora Keynes, li dove suggerisce di creare meccanismi penalizzanti per i paesi con saldi Target 2 positivi, meccanismi uguali (o anche più incisivi) dei meccanismi penalizzanti per i paesi con saldi negativi. D’altro canto, dato che abbiamo fatto l’Europa, vogliamo iniziare ad utilizzare un po di ‘pìetas’, visto che la ‘compassion’ americana suona come straniera?

Completerebbe l’opera l’inserimento dell’obiettivo della piena occupazione nello statuto della BCE, da perseguire attraverso un programma di monetizzazione del debito con le regole suggerite da Bernanke nel 2003 per il Giappone: sottoscrizione da parte della BCE di titoli di stato dei paesi debitori a tasso zero, reinvestendo il risparmio ottenuto sugli interessi in un drastico taglio del cuneo fiscale sul costo del lavoro, per aumentare in modo repentino la produttività e la competitività. Allora si che vedremmo le economie dei paesi deboli espandersi e recuperare il terreno perduto. Nell’interesse di tutti in Europa, anche dei paesi più forti.

Insomma, io non sono un economista o un eurocrate, ma i saldi Target 2 a me sembrano cosi gonfi al momento che e’ un peccato non far leva su di essi. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli: tutto quello che dico e’ giusto o sbagliato? Oppure c’e’ un trucco da qualche parte, una clausola che già oggi rende la strada impraticabile?

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