Sugli effetti della deflazione

di Enrico Sestini

La diminuzione dei prezzi medi di un paese (altrimenti detta deflazione, o aggiustamento basato sull’austerity e sulla svalutazione interna, o avvitamento di una economia) presenta delle grosse controindicazioni che oggi vediamo chiaramente in Italia.

Posta l’elevata rigidità dei salari verso il basso (ovvero tutti fanno grande resistenza se vedono il proprio stipendio diminuire), quando i prezzi scendono il salario reale aumenta, peggiorando ulteriormente la competitività delle imprese ed aumentando ulteriormente la situazione di crisi.

La deflazione aumenta il valore reale del debito pubblico, rendendolo ancora più insostenibile. I tassi di interesse reali aumentano, rendendo ancora più costoso il servizio del debito ed improbabile il suo ripianamento.

La caduta dei prezzi induce i consumatori e le aziende a rinviare gli acquisti e gli investimenti, rallentando ulteriormente l’economia.

I moltiplicatori fiscali (gli effetti sul PIL di una diminuzione della spesa pubblica) sono più elevati quando i tassi di interesse sono bassi. Oggi una diminuzione di un euro della spesa pubblica provoca una diminuzione del PIL di quasi due euro (fonte FMI).

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