I play-off della crisi

di Enrico Sestini

Quali sono le cause principali della crisi italiana? Propongo un girone ad eliminazione diretta per vedere chi vince la gara. Per iniziare, invitiamo i maggiori indiziati:

  1. la globalizzazione
  2. l’euro
  3. il debito pubblico italiano
  4. l’alto costo dell’energia
  5. l’invecchiamento della popolazione
  6. la criminalità organizzata
  7. l’evasione fiscale
  8. la cattiva politica
  9. l’individualismo degli italiani
  10. la bassa capitalizzazione delle imprese private italiane
  11. la rigidità del mondo del lavoro
  12. l’inefficienza ed immobilità delle amministrazioni pubbliche e delle aziende pubbliche
  13. l’inefficienza del sistema bancario e finanziario
  14. l’inefficienza della burocrazia
  15. l’inefficienza del nepotismo e dei sistemi clientelari
  16. l’inefficienza  del sistema giudiziario
  17. la scarsa meritocrazia
  18. la scarsa concorrenza

Dopo rapidi colloqui gli ultimi dieci indiziati, ovvero la cattiva politica, l’individualismo degli italiani, la bassa capitalizzazione delle imprese private italiane, la rigidità del mondo del lavoro, l’inefficienza ed immobilità delle amministrazioni pubbliche e delle aziende pubbliche, l’inefficienza del sistema bancario e finanziario, l’inefficienza della burocrazia, l’inefficienza del nepotismo e dei sistemi clientelari, l’inefficienza del sistema giudiziario, la scarsa meritocrazia, la scarsa concorrenza, vengono raccolti in una sola squadra che chiamiamo la minore produttività del sistema sociale ed economico italiano. Sono varie facce della stessa medaglia, dello stesso sistema; il loro caposquadra e’ la cattiva politica, e’ questa che indirizza e definisce le regole, e’ questa che influenza, limita o ingigantisce le altre cause. Teniamo fuori da questa squadra la criminalità organizzata e l’evasione fiscale perche’ sono fenomeni patologici e criminali, non sociali o economici come gli altri: sono ad un livello diverso, vanno affrontati a parte e combattuti, non discussi o accettati a denti stretti come caratteristiche proprie di un popolo o di un momento storico.

Nominiamo le quattro teste di serie :

  1. la globalizzazione
  2. l’euro
  3. il debito pubblico italiano
  4. la minore produttività del sistema sociale ed economico italiano

Nominiamo i quattro outsiders:

  1. la criminalità organizzata
  2. l’evasione fiscale
  3. l’alto costo dell’energia
  4. l’invecchiamento della popolazione

Inizia la competizione.

Le eliminatorie tra le teste di serie e gli outsiders procedono senza sorprese. La globalizzazione vince contro la criminalità organizzata, l’euro vince contro l’evasione fiscale. Questo perchè le seconde ci sono sempre state anche quando l’economia cresceva: quindi non possono essere una causa primaria della crisi, evidentemente sono una causa secondaria, un effetto moltiplicatore della crisi. ll debito pubblico vince contro la bolletta energetica in quanto ha un costo complessivo molto più ampio: del debito pubblico e della bolletta energetica vanno considerati solo il maggior costo rispetto alle altre economie, il gap competitivo. La minore produttività del sistema sociale ed economico italiano vince contro l’invecchiamento della popolazione, dato che se il sistema sociale ed economico italiano fosse stato più produttivo avrebbe sostenuto e finanziato qualsiasi invecchiamento della popolazione.

Siamo alle semifinali, e qui il confronto si fa più serrato ed appassionante :

Prima semifinale: l’euro contro il debito pubblico. L’euro ci sta strangolando, imponendo un tasso di cambio che rende poco competitive le nostre merci e imponendo un alto costo del debito pubblico, visto che dobbiamo finanziarlo attraverso le banche invece che a costo zero presso la Banca Centrale Europea. Anche il debito pubblico ci sta strangolando, destinando al pagamento degli interessi sul debito le risorse necessarie agli investimenti: senza investimenti il sistema economico non cresce e va in crisi di competitività. Ma se non ci fosse stato debito pubblico non avremmo avuto problemi con alti tassi di interesse sul debito, senza debito pubblico avremmo potuto investire di più per rendere più competitive le nostre merci all’estero, anche con elevati tassi di cambi dell’euro. Quindi il debito pubblico e’ la causa primaria e vince; l’euro e’ solo una causa secondaria, e perde la semifinale.

Seconda semifinale: la globalizzazione contro la minore produttività del sistema sociale ed economico italiano. La globalizzazione parte in vantaggio, la crisi e’ caratterizzata dall’invasione di merci a basso prezzo dall’estero che mette fuori mercato e fa chiudere le nostre aziende. Ci viene detto che i salari devono diminuire per essere competitivi con quelli degli altri paesi. La crisi ha coinciso con la caduta delle barriere doganali. I capitali lasciano l’Italia, e nessuno investe. Quindi partita chiusa? No. Immaginate due vasi comunicanti: viene rimosso la barriera tra i due vasi, e l’acqua si riversa da un vaso all’altro fino a livellarsi: cioe’ si riversa dal sistema più efficiente e produttivo a quello meno efficiente e produttivo. Ovvero, e’ la minore produttività del sistema sociale ed industriale italiano che ci ha messo in crisi quando il mondo si e’ globalizzato, non il contrario. Quindi la globalizzazione perde a sorpresa la semifinale.

Eccoci finalmente alle finali. Qual’e’ il principale responsabile della crisi economica che ci strangola, dove dovremmo intervenire per primi?

Finale per il terzo e quarto posto: l’euro contro la globalizzazione. Bella partita: sono apparsi sulla scena mondiale nello stesso momento, sono fortemente intrecciati, giocano sullo stesso campo, con le stesse regole e con gli stessi obiettivi. Chi e’ maggiormente responsabile della crisi? La globalizzazione sembra predominare, e’ un fenomeno economico molto più ampio, coinvolge le regole di tutti i sistemi economici e non solo del nostro, come l’euro. Ma l’euro può essere visto come il modo in cui noi europei interpretiamo economicamente la globalizzazione, come la affrontiamo. La globalizzazione sembra il campo e le sue regole, l’euro sembra il modo in cui giochiamo la partita della globalizzazione. Poi euro lo controlliamo, la globalizzazione no, possiamo solo accettarla o rimandarla; se l’abbiamo accettata e siamo entrati in crisi evidentemente abbiamo pensato e realizzato male l’euro. In verità però non e’ cosi, anche la globalizzazione ha delle regole cui noi abbiamo contribuito, se si e’ realizzata una globalizzazione della finanza, delle merci e dei mercati senza regole di funzionamento dei singoli mercati omogenee (il che ci ha danneggiato) e’ anche nostra responsabilità. Finisce alla pari, l’euro e la globalizzazione sono veramente due facce della stessa medaglia.

Finale per il primo e secondo posto: il debito pubblico contro la minore produttività del sistema sociale ed economico italiano. Esito scontato: e’ stata la minore produttività del sistema sociale ed industriale italiano a causare il debito, e non il contrario. Il debito pubblico e’ il risultato di decenni vissuti al di sopra delle proprie possibilità, nella convinzione che una successiva accelerazione dell’economia, ovvero una maggiore produttività, avrebbe coperto il deficit, riequilibrando il sistema. Quindi il debito pubblico perde la finale.

Ecco quindi il tabellone finale. Le cause principali della crisi italiana, secondo me,  sono nell’ordine :

  1. la minore produttività del sistema sociale ed economico italiano
  2. il debito pubblico italiano, che ne e’ stato la conseguenza
  3. l’euro e la globalizzazione, ex equo, quali detonatori della crisi

Quindi per uscire dalla crisi non dobbiamo disconoscere il debito pubblico, o uscire dall’euro, o imporre dazi e vincoli alla circolazione delle persone, delle merci e dei capitali. Si, potremmo farlo ed ottenere qualche vantaggio, ma probabilmente verremmo colpiti da fenomeni di segno opposto che ridurrebbero o annullerebbero il vantaggio ottenuto; e non avremmo risolto il problema principale. Per uscire dalla crisi dobbiamo mettere mano a noi stessi, al nostro paese. La cattiva politica, l’individualismo degli italiani, la bassa capitalizzazione delle imprese private italiane, la rigidità del mondo del lavoro, l’inefficienza ed immobilità delle amministrazioni pubbliche e delle aziende pubbliche, l’inefficienza del sistema bancario e finanziario, l’inefficienza della burocrazia, l’inefficienza del nepotismo e dei sistemi clientelari, l’inefficienza del sistema giudiziario, la scarsa meritocrazia, la scarsa concorrenza, sono tutte facce della stessa medaglia, di noi stessi, se non le sistemiamo una ad una non potremo reggere il confronto con il mondo, ne oggi ne mai. Diventeremo una colonia povera, fuori dalle rotte principali, spettatori e non protagonisti. La criminalità organizzata e l’evasione fiscale poi vanno combattute sempre, non ci sarebbe bisogno di ricordarlo, ma conviene farlo comunque.

E per prima cosa bisogna mettere mano al caposquadra, alla cattiva politica, perche’ questa controlla, determina e guida tutte le altre cause italiane della crisi.

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