Quella strada a senso unico alternato che noi chiamiamo solidarietà generazionale

di Enrico Sestini

La solidarietà generazionale in Italia e’ un principio universale, sacrosanto, molto usato negli ultimi 50 anni, che curiosamente applichiamo a senso unico alternato. Ovvero: una generazione lo utilizza sempre contro un’altra generazione, scaricandogli addosso le conseguenze delle proprie azioni. Poi la generazione che ne subisce le conseguenze reagisce, rispedendo al mittente il pacco dono. La tempistica di queste marree non e’ dettata dalla luna, ma dalla maggioranza dei voti: quando una generazione dispone della maggioranza in Parlamento agisce a danno delle altre generazioni. Quando va in minoranza subisce. E’ proprio una solidarietà generazionale. A senso unico alternato.

Di solito i pacchi dono hanno la forma dei debiti delle pubbliche amministrazioni e delle prestazioni pensionistiche, o della rigidità lavorativa. I contropacchi di solito hanno la forma dell’inflazione, della rimodulazione delle prestazioni pensionistiche e dei pre-pensionamenti. Vediamo come ha funzionato fino ad oggi.

Una generazione (in senso ampio) che si era fatta due guerre mondiali, un ventennio di fascismo, una ricostruzione post-bellica ed un miracolo economico si trova improvvisamente in pensione: siamo negli anni settanta. Guardandosi indietro può tranquillamente dire di aver fatto o subito grandi danni, di aver vissuto pericolosamente, di aver sofferto, ma di aver rimesso alla fine tutto in ordine : può essere orgogliosa, può finalmente riposare e godersi la pensione. La generazione dei figli però non la pensa cosi : e’ finito il tempo della crescita continua dell’economia, il mondo sta cambiando e sta passando da un modello in cui l’offerta e’ scarsa e conta saper produrre, ad un modello in cui l’offerta e’ abbondate e conta saper vendere. L’aumento della produttività italiana inizia ad essere inferiore all’aumento delle aspettative di qualità della vita degli italiani, il paese sta perdendo competitività con l’estero, lo Stato sta iniziando ad indebitarsi e a pagare interessi reali. L’immobilismo democristiano non e’ più in grado di riprogettare il paese, di rilanciare la produttività e la crescita del paese, e viene superato dal movimentismo craxiano. Che ci inguaia tutti. Invece di ripensare il paese, chi comanda inizia a ragionare su come campare bene a danno degli altri, per esempio facendo grandi debiti per finanziare la spesa corrente, per esempio garantendosi laute pensioni od un posto fisso senza troppo lavoro nel settore pubblico, magari chiudendo un occhio se gli imprenditori si dimenticano di pagare le tasse o i commercianti e professionisti si dimenticano di fare lo scontrino alla cassa (a proposito, a quei tempi non esisteva ancora). Il risultato di tutto questo e’ una gigantesca inflazione che alla fine degli anni settanta distrugge le pensioni ed i risparmi dalla generazione dei padri.

E siamo solo all’inizio. La generazione dei figli, messa alle strette, ci mette una pezza peggiore del buco stesso. Per bloccare l’inflazione, che dopo aver distrutto i risparmi dei padri sta distruggendo anche il normale funzionamento dell’economia (l’inflazione e’ come il diabete, troppo zucchero nel sangue alla fine distrugge gli organi e porta alla morte) i figli si inventano un processo deflattivo rapido, imposto dai partner europei, che viene gestito malino: i tassi di inflazione diminuiscono drasticamente, ma molto più rapidamente dei tassi di finanziamento del debito pubblico: all’inizio degli anni novanta lo Stato paga tassi reali (cioe’ al netto dell’inflazione) del 7% o 8%, una follia. Il debito  pubblico cresce ora drasticamente, ma non per finanziare lo sviluppo come negli anni sessanta o per finanziare le spese correnti come negli anni ottanta: cresce per pagare i mostruosi interessi reali sul debito. Il risultato e’ che lo Stato Italiano finisce incravattato, in mano agli strozzini. Già, perchè per controllare l’inflazione lo Stato ha rinunciato alla propria sovranità monetaria, non può più creare base monetaria per finanziarsi, deve rivolgersi alle banche. Le quali misteriosamente ora non sono più pubbliche, bensi private, e per giunta ora possono creare offerta di moneta, ovvero possono creare denaro dal nulla che non gli costa quasi nulla, e prestarlo agli Stati, i quali sono costretti a rivolgersi a loro pagando tassi reali elevatissimi (si dice ‘tassi di mercato’): e’ il premio sul rischio, bellezza!

Ma questo processo si e’ attivato per una serie sfortunata di eventi, o e’ stata pianificata a tavolino da chi ci capiva di economia e ne poteva trarre vantaggio?

Comunque. La generazione dei figli, che per spegnere un incendio ha irrorato benzina, si trova ora con una situazione insostenibile tra le mani. E cosa fa? Dopo aver inguaiato i padri, decide di riversare sui propri figli (che chiameremo nipoti) le conseguenze delle proprie azioni. Si, perche’ i diritti acquisiti non si toccano. Per cui, chi ha un posto di lavoro fisso ha diritto a tenerlo, e se mancano i soldi c’e’ la cassa integrazione; chi ha un posto di lavoro precario invece si attacca al tram. Chi ha un posto di lavoro pubblico può stare tranquillo, mica si deve ammazzare di lavoro come nel privato per guadagnarsi lo stipendio: sarà comunque pagato. Chi va in pensione lo farà con il metodo retributivo, in pratica verrà pagato indipendentemente da quanti contributi ha versato, mentre i nipoti andranno in pensione con il metodo contributivo, e riceveranno la pensione solo in funzione dei contributi versati. Se mancano i contributi per andare in pensione basta allungare l’età lavorativa, in pratica far lavorare (e guadagnare) chi il lavoro ce l’ha, mentre i nipoti possono fare i disoccupati, dato che posti di lavoro liberi non ci sono. Se lo Stato rischia il default, mica lo si dichiara, danneggerebbe gli italiani (per lo meno quelli che hanno messo da parte risparmi) e le banche (che trovano più remunerativo finanziare gli Stati al posto della aziende). La soluzione migliore per lo Stato e’ pagare interessi insostenibili e salvare le banche : e’ pura eresia lasciarle fallire e nello stesso istante farle rinascere come istituti pubblici -come erano fino a venti anni prima- mantenendo la loro operatività come il giorno precedente il default; e se non e’ pura eresia e’ troppo rischioso, non e’ pratico, non e’ giusto, e’ antistorico, o e’ un pensiero troppo ideologico. E per concludere, ai vertici delle società e delle istituzioni ci sono sesantenni, li dove all’estero ci sono quarantenni (perche’ l’esperienza conta più dell’energia); e si fa carriera solo per amicizia e nepotismo (alla faccia dei nipoti), non per capacità personali ed idee.

E i nipoti che fanno? In attesa di avere la maggioranza in Parlamento e di votare che i diritti acquisiti si possono toccare, stanno a casa dei genitori, non si sposano perche non se lo possono permettere, fanno pochi figli (quindi non si garantiscono chi pagherà loro la pensione) e si sentono dare del bamboccione in televisione.

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