Eresia economica

di Enrico Sestini

Ho speso del tempo ad analizzare cose evidenti, che nessuno considera, che tutti danno per scontate; ma che hanno un impatto enorme sulla nostra vita. Ovvero la moneta, il debito pubblico, gli stumenti finanziari a sua copertura, i derivati. Cercavo di capirli perche’ dovevo essere in grado di spiegarli a me stesso,  e non ci riuscivo. Che dire di un medico incapace di descrivere il funzionamento della circolazione sanguigna, o un ingegnere incapace di spiegare la prima legge di Newton? Eppure oggi, con le idee un po’ piu’ chiare, mi rendo conto del gigantesco bluff, dell’incredibile gioco d’azzardo in cui l’intero mondo oggi vive. Non ero io che non capivo, e’ l’intero mondo che non ha senso cosi’ come e’ fatto.

Pensateci, partendo da alcuni indizi.

Primo indizio, sulla moneta. Che cosa rappresenta una banconota da cinquecento euro? Il controvalore di una certa quantità di oro, come una volta? No. La certezza di poterla scambiare un giorno con una certa quantità di pane? O un camion pieno di melanzane? O una cisterna d’acqua? No. Potrei andare avanti all’infinito con gli esempi, l’unica risposta che ha senso e’ questa : la banconota rappresenta la fiducia di chi l’accetta nel poterla ri-scambiare un giorno con qualche cos’altro. Ovvero, l’unico valore della banconota da cinquecento euro e’ la fiducia che noi tutti riponiamo in essa, nulla di più. Se un giorno quella fiducia venisse meno nella maggior parte della popolazione, diventeremmo tutti improvvisamente piu’ poveri, in proporzione a quante banconote abbiamo in tasca. La verita’ e’ che la nostra cosiddetta ricchezza, se conservata sottoforma di denaro, semplicemente non esiste, e’ una scommessa, un pio desiderio.

Secondo indizio, sugli strumenti finanziari. Sui mercati finanziari la somma degli strumenti derivati e’ nove volte il valore dei beni su cui scommettono (il cosidetto sottostante): un po’ come dire che quando si estrae un barile di petrolio in Arabia Saudita, a Chicago stampano nove fogli di carta che ti vendono il diritto a ritirare quel barile di petrolio a scadenze future, e a prezzi diversi. Tu vai a comperare del petrolio, e ti trovi davanti dieci persone che te lo vogliono vendere, uno fisicamente oggi ad un certo prezzo, altri nove a scadenze future e a prezzi diversi: ma quanto petrolio c’e’ in giro, un barile o 10 barili?

Terzo indizio, sul debito pubblico. Quando si parla di debiti e di crediti (in soggetti non persone fisiche) c’e’ sempre di mezzo un bilancio: a sinistra nell’attivo troviamo ad esempio un credito, a destra nel passivo troviamo ad esempio un debito. A noi il debito dello Stato Italiano risulta charissimo, se ne parla ogni giorno al telegiornale, lo dividiamo spesso per la popolazione italiana per verificare a quanto ammonta il debito di ciascuno di noi. Bene. Qualcuno mi sa dire a quanto ammonta il corrispondente valore all’attivo? O in che cosa fisicamene consista il corrispondete valore all’attivo? Meglio ancora, qualcuno mi può mostrare il bilancio dello Stato Italiano, nel quale a sinistra abbiamo un attivo di bilancio e a destra il debito pubblico? Nessuno puo’ farlo, perche’ semplicemente questo bilancio non esiste. Abbiamo creato il debito pubblico, lo paghiamo e ci facciamo rovinare la vita per ripagarlo, ma ci siamo dimenticati di creare il corrispondente attivo pubblico, cio’ in cui quel debito e’ stato investito. E che sia stato in tutto o in parte investito e non speso e’ evidente, altrimenti la moneta non avrebbe alcun valore, non la vorrebbe nessuno.

Le mie certezze sono tutte crollate. Se c’era una cosa che mi faceva stare tranquillo -meglio di un Valium- era la partita doppia, ovvero la tecnica con cui si tiene la contabilità e si stila un bilancio. Ad un credito corrisponde un ricavo di pari ammontare, ad un incasso corrisponde la diminuzione di un credito. Ogni cosa ha il suo posto, il suo segno, la sua contropartita, e se commetti un errore te ne accorgi subito: nella partita doppia c’e’ ordine, precisione, visione di insieme, verifica della correttezza del risultato. Mi piace cosi tanto che sono in grado di tenere una contabilità in partita doppia con un foglio elettronico utilizzando una tabella pivot per generare in automatico il conto economico e lo stato patrimoniale, cosa che in pochi sono capaci di fare. Ed ora mi trovo con il bilancio dello Stato Italiano, il bilancio più importante del mondo in cui vivo, dove i costi sono certi, i ricavi un pò meno, i debiti non mancano mai, e l’attivo semplicemente non esiste. Nello stato patrimoniale manca l’altra meta’ del foglio, totalmente! Come fa a quadrare questo bilancio? Al tavolino manca una gamba e noi tutti ci balliamo sopra, allegramente. Ma voi vi sentite bene? Io no, mi sento leggermente inquieto, come se mi trovassi in una stanza buia e sentissi il ronfare sommesso di un leone. Che certezze abbiamo per il nostro futuro, che garanzie abbiamo di poter dare da mangiare ai nostri figli, che senso ha tutto questo? Nessuno.

Per inciso, e’ la stessa questione che sta ponendo sul tavolo Tsipras a proposito del debito pubbico della Grecia. Con i dovuti distinguo, e non dimenticando che i greci sono eccellenti nel creare debito pubblico, nell’assumere dipendenti pubblici, nell’andare in pensione a cinquant’anni e nel truccare i bilanci per continuare la pacchia, Tsipras oggi pone sul tavolo una questione banale ma annosa. Che cos’e’ il debito pubblico, perche’ bisogna ripagarlo, a chi bisogna ripagarlo? Sono curioso di vedere quale sarà la risposta. Perche’ io inizio a pensare che il debito pubblico semplicemente non dovrebbe esistere. Oppure per esistere dovrebbe avere un corrispondente valore all’attivo, il valore dei beni e dell’ avviamento dello Stato Italiano, un ammontare che rappresenti il valore ed il significato reale della moneta e del debito pubblico.

So cosa pensate: mi sto facendo una gran pugnetta. Mica tanto. Perche’ se iniziamo tutti a pensare in questi termini, finiamo con l’eresia economica di non pagare più interessi sul debito, finiamo controllando la base monetaria con l’obiettivo di massimizzare lo sviluppo dell’economia ed il benessere della popolazione, con l’unico vincolo di non generare inflazione, risparmio non fisiologico o fuga di capitali all’estero. Finiamo con il riattivare il più grande motore di sviluppo dell’economia, la spesa pubblica. Che non e’ il demonio, se gestita bene da politici competenti, disinteressati e senza conflitti di interessi. E’ il demonio solo se gestita dai politici italiani degli ultimi trent’anni.

Vi sembra impossibile?  A me no. La moneta rappresenta la fiducia che noi tutti riponiamo in essa, null’altro. Il debito pubblico genera (quindi in sostanza e’)  moneta allo stato contabile (moneta non fisica, semplice scrittura contabile nel bilancio dello stato, delle istituzioni, delle aziende). Perche’ abbiamo fiducia nella moneta? Perche’ lo Stato ha dimostato nel tempo di funzionare, di permettere il mantenimento e la creazione di valore. Marx direbbe che la moneta e’ rappresentativa del plusvalore che generiamo in quanto gruppo, se confrontato con il valore che generiamo in quanto singoli. Gli IAS (International Accounting Standards, i principi contabili con i quali si scrivono i bilanci di tutte le multinazionali di questo mondo) direbbero che la moneta e’ rappresentativa del goodwill  (avviamento) da iscrivere nell’attivo di bilancio a seguito di un adeguato impairment test (una verifica sul mercato del valore economico) rappresentativo della duratura capacità della nostra economia di generare nuova ricchezza.

Perche allora non diamo un pò di senso a questo mondo? Iniziamo a creare il bilancio dello Stato, attribuendo un valore di mercato corrente ai suoi beni (il Colosseo; il David di Michelangelo; le azioni delle aziende pubbliche) ed attribuendo un valore all’avviamento (rappresentativo del valore della Denominazione di Origine Protetta del parmigiano o dell’asiago; della capacità delle nostre università di generare ricchezza sotto forma di giovani preparati o di brevetti; di tutte le altre capacita’ e competenze proprie degli italiani in grado di generare reddito). Oppure, se ritenete tutto troppo complicato, chiarito che gli Stati non si devono indebitare con le banche ma con se stessi, affermare che il valore della moneta in senso ampio (base monetaria) e’ evidentemente pari alla somma dei suoi beni e del suo avviamento se l’ulteriore immissione di moneta non genera risparmio o inflazione o squilibri della bilancia dei pagamenti. E che pertanto il debito pubblico non va creato e ri-pagato comprensivo di interessi a se stessi, ma va finanziato con immissione di base monetaria a costo zero nella misura massima che non generi inflazione, risparmio o fughe di capitali (quindi la base monetaria rappresenta il valore di mercato dei beni dello Stato). Che il ruolo dello Stato e’ la massimizzazione del benessere dei cittadini attraverso lo sviluppo della societa’, come tutti dicono, ma che i politici rispondono in solido per le azioni intraprese nel realizzarlo, perche sono direttamente responsabili del mantenimento o dello sviluppo dei beni dello Stato e dell’avviamento, a loro volta rappresentativi del valore della moneta. E che il ruolo della Banca Centrale e’ la ricerca della piena occupazione e dello sviluppo economico nel limite del controllo dell’inflazione, e non il solo controllo dell’inflazione.

Pensate che io sia pazzo? Mah, forse. Mi piacerebbe saperlo. Piu’ che altro, mi piacerebbe sapere come si fa a finanziare il debito pubblico con un pari ammontare di base monetaria senza far saltare il banco.

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