Promemoria: da non inserire in Costituzione.

di Enrico Sestini

Abbiamo inserito in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio. Anche se non cambia nulla, dato che continuiamo a sfornare leggi di stabilità con disavanzi del 2,5%, varrebbe la pena soffermarsi sul significato di quanto e’ stato fatto. Ovvero: di per se’ il concetto e’ una stupidaggine; lo abbiamo fatto perche’ ce lo hanno imposto dall’estero; e nessuno ha fatto caso al significato della norma.

Perche’ e’ una stupidaggine inserire il pareggio di bilancio in Costituzione? Perche’ non e’ dimostrato che un disavanzo di bilancio sia dannoso, in linea di principio. Lo e’ solo se il disavanzo e’ investito male, se non genera nuova ricchezza che poi torna nelle casse dello Stato sotto forma di nuove imposte. E’ come decidere che in casa non si possono tenere coltelli, perche’ ultimamente ci tagliamo. Ma che significa, siamo dei minorati mentali? Il coltello di per se’ non e’ buono o cattivo, se ultimamente ci tagliamo dobbiamo re-imparare a maneggiarlo, non abolirlo, e magari decidere che i coltelli si usano solo in cucina per cucinare e mangiare, e non in giardino per giocare o in strada per aggredire la gente. Se abbiamo un problema enorme come il debito pubblico, tanto grande che inseriamo in Costituzione norme per arginarlo, e’ bene scrivere norme che funzionino nel nostro interesse e che non ci danneggino, o no?

Cosa avrebbe senso inserire in Costituzione? Due principi. Il primo affronta il problema dell’evasione fiscale. Se il debito pubblico aumenta per finanziare lo sviluppo della nostra economia, della nostra società, alla fine questo debito deve generare ricchezza che rientra nelle casse dello Stato attraverso le imposte. Con le imposte raccolte si annulla il debito generato precedentemente, e si rende il debito pubblico virtuoso, esattamente come e’ stato in Italia fino alla fine degli anni Sessata. Senza imposte invece il debito può solo aumentare e diventare insostenibile. Il che e’ quello che succede ora in Italia, dove il debito pubblico genera ricchezza prevalentemente privata, ed i privati poi non restituiscono allo Stato abbastanza imposte per ripianarlo. Il secondo principio affronta l’inefficienza della spesa pubblica. Quando il debito pubblico viene creato per finanziare opere pubbliche, o per alimentare la macchina dello Stato, il risultato e’ troppo spesso inefficiente, ovvero la ricchezza generata e’ inferiore al debito contratto. L’errore e’ spendere soldi pubblici in modo sbagliato, non spendere soldi. Il problema e’ nelle aziende pubbliche inefficienti e nella faraonica macchina burocratica dello Stato, non nel disavanzo. Il problema e’ alla fine del processo del debito pubblico, non all’inizio.

Ecco cosa dovremmo inserire in Costituzione. Norme che aprano la strada a imposte non eccessive come le attuali, e distribuite equamente su tutte le categorie economiche. Norme che impongano sanzioni efficaci alle categorie economiche che, avendo generato ricchezza, non pagano la loro quota parte di imposte (ovvero tutte le categorie non sottoposte ad una ritenuta a titolo d’acconto o di imposta, e molte categorie che vendono all’utente finale. Facile, no?). Norme che aprano la strada ad una gestione profondamente meritocratica delle aziende pubbliche e della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Norme che sanzionino ed estromettano i burocrati ed i politici che, avendo in mano le chiavi dello Stato, delle sue aziende e della sua amministrazione, abbiano speso male il tempo, i soldi e le risorse affidate per avvantaggiare se stessi, i propri amici, i propri sogni o le proprie manie di grandezza.

Altro che obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione. Ben altro ci vuole, se si vuole far crescere l’Italia. Se invece si vuole penalizzare, o peggio ancora punire l’Italia, l’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione e’ perfetto. Perche’ non risolve il problema ma lo limita, e perche’ rallenta contemporaneamente l’economia del nostro Paese. In questo senso, un obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione imposto dai tedeschi e avvallato dai francesi nel mezzo della peggiore crisi finanziaria, esattamente come e’ stato, assomiglia molto alla direttrice di un collegio, madre di uno studente brillate, che bacchetta un altro studente brillante ma ultimamente inconcludente dicendo: Cattivo! Cattivo! Cattivo! Dietro la lavagna e a letto senza cena! Cosi’ impari…. Ed a fianco il bidello annuisce divertito.

Ma questa direttrice e questo bidello chi li ha nominati? Con quale diritto parlano? Ha senso quello che fanno? Dal loro punto di vista si. Agiscono all’interno di uno schema di riferimento che applicano anche a casa propria; si proteggono; ed indeboliscono un concorrente economico, avvantaggiando in modo diretto e immediato la propria economia. Dal nostro punto di vista invece tutto questo non ha senso. Quindi, perche’ lo permettiamo, perche’ in Parlamento i due terzi dei parlamentari lo ha votato nel 2012, bypassando il referendum popolare obbligatorio? E poi, nota personale molto triste, perche’ il Presidente del Consiglio, ex rettore della mia universita’, uno dei massimi esperti di macro-economica in Italia e quindi persona che capisce al volo queste problematiche, ha avvallato il tutto? Non poteva agire meglio nell’interesse dell’Italia?

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