Questo bypass va eliminato

di Enrico Sestini

Capita tra le mani una classifica interessante, pubblicata sul sito Zerohedge e basata su dati McKinsey, quindi non proprio gli ultimi arrivati. Classifica i paesi per debito pubblico in proporzione al PIL. Vengono riportate percentuali piu’ che doppie rispetto a quelle normalmente pubblicate, segno che nel calcolo sono incluse tutte le forme indirette o nascoste di indebitamento degli Stati. Il debito pubblico dell’Italia risulta quindi essere il 259% del PIL, e non il 130% come normalmente detto. Il secondo dato interessante e’ che, inserendo tutte le forme indirette di indebitatemento degli Stati, l’Italia scende al 12 posto nella graduatoria, dopo la Francia, prima della Gran Bretagna, quattro posizioni prima degli Stati Uniti. Quindi, il debito pubblico non e’ un problema solo dell’Italia, e’ un problema di tutti gli Stati, e la maggior parte tende a nasconderlo sotto artifici di contabilità nazionale. L’Italia viene additata come pecora nera, ma e’ in ottima compagnia.

la-classifica-dei-40-paesi-con-piu-alto-rapporto-debito-pil.aspxIl debito pubblico complessivo  e’ piu’ che doppio rispetto a quello normalmente dichiarato. Sorge quindi prepotente la domanda: cosa significa per uno Stato essere indebitato per un totale di oltre due volte il suo ‘fatturato’ annuale? Ovvero, e’ sostenibile? E’ giusto che gli Stati si indebitino con le banche e non con la propria Banca Centrale? Questa declinazione della cosa pubblica e del capitalismo reggera’ o e’ destinata a crollare prima o poi?

Di certo, la dimensione del debito pubblico dei vari Stati, e la sua costante e continua crescita, indica che il problema non ha una soluzione fisiologica possibile. Almeno con le regole attuali. Il crollo e’ certo, bisogna solo capire chi alla fine paga il conto e perche’. Gli scenari possibili sono molti.

Lo scenario piu’ lineare e’ quello della Grecia in questi giorni. Uno Stato troppo indebitato ed inibito nello stampare moneta, uno Stato dove le banche creditrici non si possono toccare perche’ prevalentemente estere e pure sotto il controllo della BCE, e’ costretto ad una di queste tre scelte: tassare, svendere il patrimonio, o fallire e ripartire da zero. Se tassa, il conto lo pagheranno i soggetti greci tassati, ed i beneficiari saranno tutti i soggetti detentori del debito (nazionali ed esteri). Se svende il patrimonio, il conto lo pagheranno tutti i greci, ed i beneficiari saranno gli acquirenti del patrimonio ed i detentori del debito (nazionali ma soprattutto esteri, banche e fondi di investimento in primis). Se fallisce, il conto lo pagheranno i detentori di quel debito (nazionali ed esteri) ed i beneficiari saranno tutti gli altri greci. Come si vede, la questione e’ squisitamente politica, non finanziaria. La questione e’ solo chi rimane con il cerino in mano, chi paga il conto della festa passata. E la risposta che vediamo in televisione ogni giorno e’ piu’ o meno questa: vince chi ha i soldi (che di questi tempi coincide con chi comanda e governa il mondo).

Proviamo un altro scenario, possibile ma meno lineare. Proviamo uno scenario che cerchi l’equiilibrio, che eviti continue rotture e continue ripartenze, che si discosti dal capitalismo occidentale che viviamo da ormai trent’anni, fatto di espansioni, bolle, esplosioni delle bolle e ripartenze. Partiamo come al solito dal significato del debito pubblico, dal modo attravero cui lo si finanzia e dal ruolo del settore finanziario (banche etc..). Il debito pubblico non e’ un male di per se’. E’ un male se non investito bene, perche’ non produce ricchezza e quindi imposte con cui ripagarlo; e’ un male se viene investito bene, ma i beneficiari poi non pagano le imposte, trattenendosi la ricchezza generata e lasciando in mano dello Stato (di tutti) il debito; e’ un male se serve per vivere oggi, e scaricare sulle generazioni future il costo della propria vita. L’obiettivo e’ quindi investire bene nel settore pubblico, far funzionare il processo impositivo (in modo equo), ed evitare sottrazione di risorse alle generazioni future (prevalentemente evitare debiti per pensioni ed assistenza sanitaria alle attuali generazioni oltre quanto da loro accantonato in passato per riceverle oggi). Poi viene la questione degli interessi sul debito. Piu’ cresce il debito, piu’ aumentano gli interessi da pagare, fino a mangiare tutte le risorse disponibili: per l’Italia oltre 80 miliardi di euro all’anno, tendenti a 100: una follia. Gli interessi semplicemente non dovrebbero esistere. Gli interessi sono nati il giorno in cui si e’ separata la generazione della spesa pubblica dalla generazione del denaro con cui finanziarla. Visto che i politici, pur di garantire un futuro per se’ e per i propri amici ed elettori spendevano a piene mani, e potevano farlo visto che controllavano le Banche Centrali che creano il denaro con cui finanziare qualsiasi cosa, e visto che oltre un certo livello questo produceva solo inflazione e solo distorsioni, si e’ arrivati a separare i poteri della politica dai poteri di politica monetaria. E questo e’ bene, se lo si fa funzionare bene. Il male e’ venuto dopo, quando in molti paesi (tra cui l’Italia) le banche da pubbliche sono state trasformate in private, quando sono state messe in condizione di creare il denaro (dal nulla!), quando sono state delegate a finanziare gli Stati al posto delle Banche Centrali, quando si e’ permesso loro di svolgere contemporaneamente attività bancaria ed attivita’ finanziaria (anche speculativa). Questo ha fatto degenerare il sistema. Perche’ i privati non sono dei santi, agiscono nel proprio interesse. Perche’ ha costretto gli Stati ad indebitarsi con i privati e non con se stessi, pagando costosi interessi reali. Perche’ ha portato il settore bancario a finanziare gli Stati e non il settore privato, sottraendo a questo le risorse per crescere. Perche’ ha spinto le banche e gli istituti finanziari a investire i soldi in speculazione (molto più remunerativa, se sei tu a condurre il gioco) e non nell’economia reale (dove il gioco lo conduce prevalentemente l’economia reale). Il sistema oggi e’ malato, si e’ creato un bypass tra pubblico e privato che non dovrebbe esistere, e che non fa funzionare piu’ il sistema!

Come si risolve il problema? Il settore pubblico dovrebbe essere finanziato dallo Stato, non dal settore bancario e finanziario, e si dovrebbero trovare forme per garantire l’efficienza del settore pubblico diverse dal classico ‘lasciamo che ci pensi il mercato, provvede lui a eliminare le mele marce nel settore pubblico’. Il settore bancario (circolazione del denaro, raccolta del risparmio privato, prestiti al settore privato) dovrebbe essere separato dal settore finanziario (attività di investimento finanziario e speculativo). A mio avviso, poi, le banche dovrebbero essere pubbliche, visto il lavoro che fanno, e si dovrebbe trovare anche per loro forme diverse dal classico ‘per renderle efficienti trasformiamole in private, lasciamo che ci pensi il mercato’.

Invece c’e’ un bypass, ed il sistema non funziona: gli Stati sono indebitati, ed hanno bisogno di stimolare l’economia (per farla crescere, per ricevere nuove imposte con cui pagare il debito). Gli Stati delegano le banche a creare nuovo denaro (dal nulla). Queste sono furbe, ed in un periodo di crisi lo investono in titoli di stato (che rendono più delle linee di credito alle aziende private, molto incagliate) ed in speculazione finanziaria (i derivati rendono molto, se sei tu a scrivere il contratto in modo incomprensibile e lo fai firmare ad un povero assessore comunale o ad un imprenditore non supportato da un consulente iper-competente). Quindi e’ stato creato denaro dal nulla che non va dove serve (stimoli al settore privato); denaro che permette la sopravvivenza della cattiva gestione della cosa pubblica; denaro che fa crescere le bolle finanziarie, con effetti devastanti sul sistema. Piu’ si pompa denaro, piu’ la cosa non funziona, perche’ il denaro finisce nella tasca sbagliata, dove si accumula e fermenta fino ad esplodere, con effetti nel tempo sempre piu’ deflagranti.

Per evitare il botto finale, facciamo funzionare lo scenario dopo aver reciso il bypass: le Banche Centrali emettono base monetaria con cui finanziano direttamente il debito pubblico, e costringono le banche a non detenerlo. Lo Stato non paga interessi sul debito pubblico, e trova l’ossigeno per finanziare lo sviluppo (e solo quello, spero, altrimenti significa che continua a finanziare la burocrazia, l’incapacita’, la furbizia ed il furto generazionale). Le banche non detengono piu’ debito pubblico, non hanno creato moneta per finanziarlo, l’offerta di moneta nel sistema non e’ cambiata quindi non si crea inflazione. Le banche si trovano nella necessita’ di investire il risparmio privato nel settore privato; per di piu’ non possono speculare, visto che gli e’ inibita l’attivita’ finanziaria; quindi proprio non possono fare altro che investire nel settore privato se vogliona avere un lavoro. Di certo nello scenario attuale molte fallirebbero, visto che da anni coprono gli enormi profitti e le perdite sui crediti deteriorati del settore privato con gli ampi proventi dei titoli di stato e della speculazione finanziaria. Lo Stato le lascia fallire, e poi le fa rinascere immediatamente, detenendone il controllo. Mi spiace per gli azionisti delle banche, ma hanno guadagnato (molto) e rischiato (molto) ed alla fine hanno perso. Il sistema ora sta in piedi, puo’ funzionare in modo sensato. In questo scenario non conta piu’ quanto e’ grande un debito pubblico, conta solo se viene investito bene, e di certo e’ sempre ripagabile, nella peggiore delle ipotesi con l’inflazione. Siamo tornati agli anni Sessanta. O no? Chissa’.

… ogni volta che rileggo quello che scrivo mi domando se sono matto io, e scrivo cose che non hanno senso, o sono matti gli altri che accettano il sistema attuale …

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