Expo 2015, specchio degli italiani

di Enrico Sestini

La mia impressione su Expo e’ sempre stata la stessa sin dall’inizio, cinque anni fa: sembra una buffonata. Nel tempo tutto e’ andato in quella direzione in modo costante, lineare. Sembrava quasi che Expo riuscisse a catalizzare intorno a se il peggio dell’Italia, sino a diventare un emblema ed un esempio della crisi profonda di valori, comportamenti e azioni di noi italiani.

Expo come specchio degli italiani, Expo come esempio del perche’ questo paese va sempre peggio. Expo come favola per raccontare ai bambini cosa e’ buono e cosa e’ cattivo, cosa e’ giusto e cosa e’ sbagliato.

Come nacque l’idea di Expo? Nel mezzo della più profonda crisi economica degli ultimi cento anni, con il modello industriale italiano colpito nei suoi fondamentali,  qualcuno usci’ fuori dicendo piu’ o meno questo: non preoccupatevi, il mondo si  riprenderà, e noi organizzeremo anche una esposizione, nel 2015, che rilancerà l’Italia ed il Made in Italy. Sarà una bomba. Expo ci rilancerà….

Ma come si fa a dire, anche solo a pensare, una cosa del genere? Una fiera della durata di sei mesi che rilancia l’intera economia di un paese industriale in crisi? Che cos’e’, cocaina mediatica? Voglia di prendere in giro? Disperazione ed assenza di altri argomenti? Più o meno tutto questo insieme. Si utilizzo’ Expo per lanciare un segnale di speranza, per dire qualche cosa di positivo in un mare di problemi, per giustificare in qualche modo l’investimento necessario. Necessario non solo alla realizzazione di Expo, ma anche al gigantesco magna magna che i politici intravedevano nell’iniziativa. Expo come il Mose a Venezia, e come tutte le grandi opere italiane: tot miliardi di investimenti al 5% o 10% di tangente, significava prossima campagna elettorale già pagata e ri-elezione garantita, oltre ad un conto in banca ben pasciuto. E “buen retiro” in villa del Seicento, magari.

Cosi’, invece di ripensare il paese, di trasformarlo e reindirizzarlo nel ventunesimo secolo, i politici hanno fatto quel poco che sapevano fare: ammaliare, mentire e rubare. E tutto quello che ne e’ seguito e’ andato in questa direzione.

Per organizzare una esposizione dedicata all’alimentazione sostenibile, si e’ partiti espropriando terreni agricoli e rendendoli edificabili. E finanziando tutta una serie di opere infrastrutturali che poco avevano a che fare con l’alimentazione, e molto con il cemento. Ma queste opere servivano ad Expo, qualcuno potrebbe dire. Parliamone. Parliamo della tangenziale est esterna di Milano, ad esempio, che passa vicino a casa mia. Opera che ho sempre desiderato, che mi avrebbe fatto risparmiare migliaia di ore di vita passata in coda, in macchina. Opera sempre bloccata per mancanza di soldi e per problemi di tracciato, ed alla fine realizzata dieci anni dopo con i soldi di Expo. Ma che cavolo c’entra Expo? Una tangenziale esterna ad Est di Milano per una esposizione che sta a Ovest di Milano? Che senso ha?

E di seguito tutto a cascata, fino ad un tripudio di opere pubbliche e tangenti sfociate in altrettante indagini della Procura, come abbiamo visto in televisione. Poi il commissariamento, i ritardi nei lavori, la corsa trafelata per concludere l’opera, l’inaugurazione. Ed infine la mia visita ad Expo di questi giorni, in una calda serata di Luglio.

Non e’ che mi aspettassi molto, anzi. Ma un minimo di decenza, di contenuti, questi li pretendo visto che sono un contribuente e pago. Sapevo che l’intera problematica dell’alimentazione sostenibile era stata sviluppata al di fuori di Expo, in alcuni giorni di brain-storming nell’Hangar Bicocca a Sesto San Giovanni. Qualcuno lo sa, qualcuno se ne ricorda, ce n’e’ traccia ad Expo? No. Eppure l’argomento sostenibilita’ e’ molto importante, riguarda l’intera umanità, molti sono i contenuti di cui discutere e coi quali sensibilizzare 10 milioni di visitatori potenziali: abitiamo un pianeta che e’ passato da 2 miliardi di esseri umani a 7 miliardi in una generazione, e che consuma risorse del pianeta non rigenerabili da Agosto a Dicembre ogni anno. Il sistema e’ insostenibile, e non abbiamo una opzione B, un altro pianeta da consumare, come giustamente dice Obama. O no? Ed il tema di Expo e’ proprio “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, l’obiettivo di Expo e’ elaborare una proposta su come assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile, non altro.

Ecco in compenso cosa ho trovato: una massa di edifici in legno, metallo, vetro, plastica e altri materiali, prevalentemente molto belli, una quantità di contenuti sull’alimentazione risibili e senza un filo conduttore, una massa informe di stupidaggini messe li per riempire gli stand e per impegnare in qualche modo l’occhio del visitatore.

Vuoto pneumatico di contenuti, sciopero della mente, trionfo dell’estetica e del merchadising. Questo e’ Expo. Qualcuno mi spiega la presenza di una nota marca di bibite troppo zuccherine, e di una multinazionale del fast food troppo calorico, se non con una ammissione di sconfitta a priori della buona e corretta alimentazione? E cosa c’entra la marca di automobili nostrana che pubblicizza le proprie macchine dappertutto? E poi, cosa c’entrano con l’alimentazione sostenibile le palestre disseminate ovunque di un industriale romagnolo, noto per essere tanto abile quanto furbo? Per far cassa, ovviamente, per giustificare l’enorme spesa della manifestazione (che grava sulle nostre tasche di contribuenti). Bene. Ma mi parlate anche di alimentazione sostenibile, in modo fruibile e strutturato, o no? Assolutamente no. Ovunque no. Tranne in un caso, che stona con tutta la manifestazione e colpevolmente prova a dimostrare che se si voleva, era possibile affrontare in modo semplice e serio l’argomento. Come sempre, a suonare fuori dal coro sono stati gli israeliani, che con un semplice muro riempito di vasi e di piante hanno dimostrato all’occhio distratto del visitatore come si può fare buona agricoltura in verticale, in poco spazio e con poca acqua.

Il resto dei padiglioni e’ indescrivibile per inutilità e stupidità, ed io mi asterro’ dal farlo. Mi limito solo a segnalarne due, a mio avviso emblematici e degni di nota. Il primo e’ il padiglione di un paese dell’Est Europa, una costruzione in vetro e metallo abbastanza carina, con dentro un piccolo bancone per la reception, e poi null’altro. Sono gli unici che hanno avuto la decenza di rappresentare l’Expo per quello che era, un contenitore vuoto senza contenuto, e non si sono vergognati di ammetterlo. Anzi, lo hanno rappresentato plasticamente. Il secondo padiglione degno di nota e’ quello di un paese caucasico, dove una bellissima ragazza, con indosso solo un mini-slip, tacchi a spillo e splendido corpo nudo interamente dipinto, intratteneva piacevolmente gli ospiti. Dimostrazione del fatto che se proprio non hai nulla da dire, e’ sempre meglio parlare di gnocca.

E verso la fine del viale del tramonto un piacevole ricordo, l’albero della vita, uno spettacolo di acqua, luci e musica veramente bello e degno di nota. Un modo dolce per concludere la serata, e per archiviare l’esperienza in modo positivo. Almeno questo…

Ora, direte voi, sono il solito pessimista, il gufo della situazione che sa solo criticare. E’ esattamente il contrario, sono uno che non si rassegna a questa deriva di valori e comportamenti, e che non accetta la schifezza che vede intorno. Se Expo e’ stato un modo per sostenere l’edilizia ed il turismo (perche’ in sostanza questo e’ stato) il denaro e le energie spese non sono valse la candela. Quei padiglioni verranno smantellati, quei turisti non torneranno per un altro Expo. Non c’e’ visione strategica in Expo, non c’e’ un progetto di lungo termine. Se si fossero utilizzati i cervelli, i soldi ed il tempo dedicato ad Expo per aiutare l’edilizia in altro modo, per esempio riqualificando energicamente edifici pubblici, avremmo speso le stesse risorse ed avremmo avuto un ritorno duraturo nel tempo attraverso il risparmio energetico di quegli edifici, con molte ricadute economiche successive attraverso le società che quel know-how avrebbero rivenuto al resto del mondo. Se si fossero utilizzati i cervelli, i soldi ed il tempo dedicato ad Expo per creare nuovi contenuti turistici avremmo aiutato il turismo in modo duraturo, non saltuario. Faccio un esempio, ma ce ne sono milioni: organizzare ed attrezzare la via francigena che attraversa l’Appennino, in modo da permettere a migliaia di turisti di tutto il mondo, ogni anno per tantissimi anni, una spettacolare esperienza a piedi in luoghi meravigliosi e sconosciuti ai più, risolvendo loro tutti i problemi logistici e di sicurezza che questa esperienza comporta, e valorizzando la buona cucina ed i prodotti locali, che abbondano. Oppure la stessa cosa in quella perla sconosciuta al mondo intero che e’ Campo Imperatore sul Gran Sasso, o la Maiella, o i tracciati della transumanza dalla Puglia al Molise all’Abruzzo. E via dicendo. Certo, ci vuole molta più competenza per portare avanti progetti cosi difficili, se confrontati con l’organizzare una esposizione nella periferia di Milano, ma l’asticella del mondo si e’ alzata, e noi abbiamo le competenze e le risorse umane per stare al passo, basta tirarle fuori.

E’ la mancanza di visione strategica che ci frega, e non e’ un caso. Siamo guidati da politici il cui unico traguardo sono le prossime elezioni, e oltre non vanno, e spesso non sono capaci di andare oltre. Bisogna riprogettare l’Italia, e lo facciamo con una pianificazione a pochi anni se va bene, e cercando di fare lo cose facili, non quelle giuste. Expo e’ uno dei tanti tirare a campare che non bisogna accettare, e’ un compromesso al ribasso che ci fa perdere il treno del mondo che cambia. Il primo passo e’ avere il coraggio di dirlo. Il secondo passo e’ fare in modo che non succeda di nuovo.

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