Chieti, l’Europa e la spesa pubblica produttiva

di Enrico Sestini

Quando vado a Chieti, una cittadina di 50.000 abitanti nel centro Italia, vedo sempre la stessa cosa: un centro storico in grande sofferenza. E mi domando: ma non c’e’ alternativa?

Di per se’ la cittadina e’ interessante, con un bel centro storico arroccato su una collina, tanta acqua che porto’ gli antichi romani a svilupparla e a costruirci templi, anfiteatri, terme ancor oggi visibili; una bella vista sulla Maiella ed il Gran Sasso ed un clima salubre, fresco d’estate e mite d’inverno. Nella piana sottostante si e’ sviluppato una grande zona industriale con tutti i servizi necessari; ha vicino un aeroporto internazionale dal quale si arriva in centro storico in mezz’ora, al costo astronomico di 1 euro e 20 centesimi, con corse ogni 20 minuti: comodissimo.

Eppure il centro storico soffre. Lo si vede da due cose: il costo degli immobili, basso, con difficoltà anche ad affittare. E la complessità nel muoversi in macchina, dato il basso numero di parcheggi rispetto alla popolazione. Parcheggiare in centro storico e’ un’arte, non una tecnica; ed e’ un problema, dato che le poche auto non tamponate o rigate subiscono immediatamente un trattamento (poco) sanitario obbligatorio. Il commercio in centro storico soffre, per fare la spesa si fa fatica e si paga una fortuna in negozietti che devono in qualche modo sopravvivere con pochi clienti. Per fare la spesa in un centro commerciale bisogna prendere la macchina, e si torna al punto precedente. Le attività amministrative si stanno spostando progressivamente a Pescara, che dista 15 chilometri e risucchia la piccola provincia periferica. E’ chiaro, se sei vecchio ti adatti ed aspetti il tuo momento, se sei giovane e ti devi fare una famiglia ci pensi due volte prima di andare a vivere nel centro storico.

Dal terrazzino penso questo, e guardo il tramonto: sullo sfondo il Gran Sasso incendiato di rosso, davanti a me le luci che si accendono nella piana del Pescara, a destra la cattedrale di San Giustino, illuminata e scintillante, sotto di me la strada che delimita il centro storico, ed un enorme spazio vuoto lastricato e delimitato da pini marittimi dove arriva la scala mobile dal sottostante piccolo parcheggio. Che colpo d’occhio! E incomincio ad immaginare. Immagino questo spazio vuoto trasformato come la zona dei Navigli a Milano, pieno zeppo di gente che passeggia sotto il terrazzino, in un’area pedonale immensa che occupa l’intero centro storico, con tavolini ben ordinati dappertutto, con camerieri che corrono da un tavolino all’altro, e dove migliaia di persone si godono lo spettacolo che io sto guardando. Immagino una cittadina che e’ diventata luogo di soggiorno per tanti anziani di tutto il mondo, per artisti, per artigiani, per giovani che studiano nella vicina università. Immagino parcheggi per 10.000 posti macchina costruiti a gradoni sul fianco della collina e nascosti con piante e vegetazione, posti immediatamente al lati del centro storico e collegati ad esso attraverso ascensori o scale mobili che ti portano comodamente dalla macchina al piano città. Immagino tanta attività culturale che attrae gente ogni giorno, e comodamente, da tutto il circondario.

E mi domando: potrebbe avere senso? Certo, occorrerebbe molto coraggio: il coraggio di cambiare il modo di vivere di un’intera cittadinanza. Il coraggio di scommettere in un modello di sviluppo alternativo. Il coraggio di non lasciar morire un centro storico sostenendo che e’ inevitabile. Ma a parte il coraggio, l’idea potrebbe avere senso, tanto e’ vero che alcuni tentativi li hanno già fatti, anche se alcuni parcheggi sono esteticamente agghiaccianti ed alcuni tentativi di ascensori semplicemente non funzionano. Quanto costa costruire parcheggi ben mimetizzati nel verde e collegati con tanti ascensori o scale mobili al piano stradale? 100 milioni di euro forse? Sfruttando le economie di scala di un progetto globale ed una buona gestione, l’investimento sicuramente rientrerebbe vendendo a 10 mila euro i posti macchina a 5.000 abitanti, ed affittando gli altri 5.000 posti a 80 centesimi all’ora o 3 euro al giorno per 20 anni. Fattibile. Ed anche senza un ritorno immediato dell’investimento, andrebbe considerata la ricaduta sull’economia della città: ristrutturazioni di immobili, molte nuove attività commerciali, tanti lavoratori, nuovi residenti: un aumento delle imposte percepite molto consistente. Ha senso. Oltre al significato emblematico di indicare una possibile via di sviluppo al Centro ed al Sud Italia senza tirare in ballo i soliti fantomatici e impresentabili investimenti pubblici o i soliti sussidi allo sviluppo che non danno alcun ritorno economico.

Ma 100 milioni di euro non si trovano facilmente…. Beh non e’ detto. Se e’ vero che spendiamo il 70% dei fondi comunitari e non di più, e se facciamo fatica a presentare in sede comunitaria idee da finanziare che abbiano un senso economico, sociale e strategico, io un progetto del genere lo presenterei. E se fossi un funzionario europeo io una mattina prenderei l’aereo per Pescara, arriverei in mezz’ora in centro a Chieti al costo di 1 euro e 20, e darei un’occhiata in giro. E proverei ad immaginare una città non piena di macchine e di rumore come oggi, ma di persone da tutto il mondo che ci rimangono per diversi mesi all’anno, attratte dall’enorme ritorno mediatico di una iniziativa cosi innovativa e in linea con l’ “italian way of life”: una città antica trasformata in un grande zona pedonale, perfettamente lastricata e ristrutturata, con i parcheggi auto al piano di sotto e l’aeroporto a 30 minuti. Proverei ad immaginare tanti tavolini con la gente che si gode il tramonto bevendo un caffè o mangiando un gelato. Proverei ad immaginare una città universitaria, tante attività artigiane, tanta cultura, tanti turisti. Proverei ad immaginare che alcuni ragazzi tedeschi stanno organizzando una scalata sul Gran Sasso, una famiglia inglese il trekking a Campo Imperatore, dei francesi una settimana sulla Maiella insieme a Domenico, che su quella montagna tiene il gregge e fa il formaggio nella grotta dell’ Acqua Gelata; e che trova sul giaciglio le lettere di ringraziamento in inglese che non sa leggere, ma capisce benissimo.

Se fossi quel funzionario, la mattina dopo ripartirei domandandomi se sia meglio finanziare questo progetto o 250 concerti di Elton John a Napoli. E non avrei dubbi.

Ma quel funzionario europeo non e’ autorizzato a ragionare cosi’, e quell’aereo non lo prenderebbe mai. A causa del patto di stabilità. Le istituzioni europee, assolutamente convinte (a ragione) che i politici italiani sono da trent’anni incapaci di investire le risorse pubbliche in modo efficiente per garantire lo sviluppo del Paese, invece di aiutarci a risolvere questo piccolo problemino hanno pensato bene di imporci delle norme che non solo non risolvono il problema, ma lo peggiorano. Parlo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione, parlo del patto di stabilità. Idiozie allo stato puro, degne della peggiore Europa, quella che noi oggi stiamo vivendo. Perche’, se il problema sono i politici incapaci e le pubbliche amministrazioni inefficienti che creano debito pubblico irripagabile, la soluzione non sta nell’impedire loro di spendere anche quando hanno idee buone, ma sta nell’aiutare gli italiani a liberarsi di loro. Per esempio, invece di imporre le norme che Monti ha ratificato dopo che le banche tedesche, inglesi, francesi ed americane ci avevano massacrato sul mercato dei titoli di stato portando il costo del debito pubblico ad un livello insostenibile (fulgido esempio di fuoco amico usato a fine politico), le istituzioni europee avrebbero potuto richiedere ben altre norme. Per esempio, sospensione a vita dalla carriera politica e dalla pubblica amministrazione per chi viene condannato a qualsiasi titolo; semplificazione della procedura civile e penale con obbligo di chiusura dei tre gradi di giudizio in tre anni; e norme meritocratiche draconiane nella pubblica amministrazione. Norme molto dure e complesse da realizzare, ma potendo imporre qualsiasi cosa era meglio puntare a risolvere il problema, non ad ingigantirlo. O no?

Il patto di stabilita’ e’ al contrario una stupidaggine pazzesca. Con l’obiettivo di impedire un aumento del debito pubblico italiano, limita la capacità di spesa dei Comuni al livello delle loro entrate correnti, per cui, addirittura, un Comune virtuoso che disponga di risorse accumulate negli anni precedenti non puo’ spenderli. Il patto di stabilità cancella nei fatti la capacità di investimento dei Comuni, inibisce quindi il Paese dall’utilizzare la spesa pubblica per rilanciare l’economia, come invece hanno fatto molti altri Paesi durante questa crisi. Esautora l’Italia dalla propria politica economica. La costringe ad ammainare le vele nel mezzo della crisi invece di manovrare per sopravvivere. Il naufragio e’ inevitabile.

E tutto riporta alla solita questione: non e’ vero che il debito pubblico sia il male assoluto, fa male solo se non e’ ben investito e non genera ricchezza più che proporzionale. Idealmente un Paese puo’ avere un debito pubblico enorme e tutto va bene, basta che non ne derivi un costo (quindi il debito va finanziato dalla propria Banca Centrale, non dalle banche private) che non generi bubboni quali inflazione, trasferimenti finanziari all’estero o livelli di risparmio eccessivo, e che produca alla fine una ricchezza privata almeno equivalente. A quel punto e’ solo una partita di giro, un fatto contabile, il tenere un numerino su un foglio in una tasca e lo stesso numerino su un altro foglio nell’altra tasca.

Non ha senso vivere per un numerino senza significato alcuno, come non ha senso far pagare interessi sul debito pubblico e farlo finanziare da privati, come non ha senso continuare con questa immonda classe politica e con con questa immonda pubblica amministrazione. Dovremmo vivere per goderci il tramonto, sentire la gente chiacchierare e bere un caffe mentre organizza la scalata del Gran Sasso, il trekking a Campo Imperatore e la settimana sulla Maiella. Invece viviamo per ripagare il debito pubblico alle banche private. L’Europa attuale non ha senso; doveva tirare fuori il meglio da ciascun Paese partecipante per metterlo a disposizione degli altri Paesi, ed al contrario sta tirando fuori il peggio da ciascuno Paese a danno degli altri Paesi. Potremmo avere una Europa organizzata con l’efficienza dei tedeschi, la pubblica amministrazione dei francesi, la creatività degli italiani ed i pragmatismo degli inglesi, e invece ci troviamo un’ Europa con il rigore militare dei tedeschi, il nazionalismo cieco dei francesi, la furbizia stupida degli italiani e la scaltrezza egoista degli inglesi.

Grazie, ma di questa Europa non ce ne facciamo nulla, e’ destinata alla dissoluzione.

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