A proposito di derivati: la miccia e’ ancora accesa!

di Enrico Sestini

Nel mondo esisteva l’oro, la cellulosa, i pigmenti. Ma non il denaro. Il denaro e’ un concetto, un meccanismo mentale che noi utilizziamo per misurare altri concetti: la ricchezza, i debiti, la felicita’ (per chi e’ felice quando possiede tanto denaro) o l’ansia (per chi e’ ansioso quando deve ripagare un debito). Tutti concetti relativi, dato che c’e’ chi resta infelice diventando ricco, e chi e’ felice quando ha tanti debiti. Saranno ansiosi alcuni suoi creditori, probabilmente…

Nel tempo l’umanita’ ha utilizzato molte forme di denaro: le conchiglie, l’ambra, il sale, l’oro. Poi si e’ evoluta ed ha creato le banconote, ovvero una forma astratta e standard di denaro; le lettere di credito e gli assegni per trasferire in modo non fisico il denaro; i conti correnti ed i conti titoli per contenere il tutto in modo immateriale; i derivati per scommettere sull’andamento di una qualsiasi forma di ricchezza. Si e’ arrivati alla creazione di denaro in maniera non fisica, come quando si va in banca e si ottiene un prestito. Addirittura l’umanita’ oggi accetta il denaro creato da un signor nessuno, di cui in pochi conoscono l’identita’: parliamo dell’ultima invenzione, il bitcoin.

Tutto cio’ non e’ un problema. Finche’ funziona. Finche’ favorisce il progresso e l’evoluzione. Se invece diventa un elemento destabilizzante del sistema, allora si crea un problema. Quando all’universita’ studiavo economia i derivati non erano un problema, erano solo uno strumento per anticipare gli effetti di un cambiamento in un mercato, o un modo per controbilanciare un rischio economico: tutte cose accettabili o positive. Sette anni fa invece i derivati sono stati la miccia che ha provocato la piu’ grande recessione economica di tutta la storia dell’umanita’.

Perche’ i derivati sono un problema? Per la loro dimensione, e per la loro allocazione. Per capire i derivati basta infatti una tabella che descriva la loro dimensione ed una immagine che descriva la loro allocazione. Ecco la tabella: misura la dimensione delle forme di denaro piu’ in voga ultimamente:

Oro 7,8
M1 5 (monete e banconote fisiche)
M1+M2 28,6 (comprende anche i depositi a vista)
M1+M2+M3 80,9 (comprende anche i depositi a tempo)
Mercati azionari 70
PIL mondiale 71
Debiti mondiali 199
Derivati 620 – 1.200

Migliaia di miliardi di dollari (trillions). Fonte : All the Money Project

Come si vede, i derivati hanno una dimensione mostruosa rispetto a tutto il resto; e nessuno riesce a misurarli accuratamente, visto che le contrattazioni avvengono su molti mercati non regolamentati.

La dimensione del mercato dei derivati da sola non e’ il problema: se ciascuno di due soggetti scommette un miliardo che il prezzo dei grano a luglio sara’ minore o uguale a 1, e contemporaneamente ciascuno scommette che sara’ maggiore di 1, il risultato e’ che il mercato dei derivati vale 2 miliardi (una cifra enorme) ma a luglio le due scommesse tra di loro si annullano, e ciascuno dei due soggetti guadagna un miliardo nei confronti dell’altro, e contemporaneamente perde un miliardo nei confronti dell’altro: a luglio ciascuno dei due soggetti continua ad essere ricco (o povero) allo stesso modo, ed il mercato dei derivati torna a zero. Questa e’ la tesi di chi afferma che il mercato dei derivati non rappresenti un problema, dato che contiene tutte le scommesse tra tutti gli operatori, dove uno perde e l’altro vince: quindi il saldo del mercato e’ sempre zero. No problem.

Ma se al posto di due soggetti ne mettiamo tanti la questione si complica, perche’ il saldo e’ zero, ma l’allocazione no: c’e’ chi alla fine vince e deve ricevere delle somme, e chi alla fine perde e deve pagare delle somme. Anche grosse. A volte enormi, come nel caso del Monte dei Paschi di Siena e la banca giapponese Nomura per il derivato Alexandria: 850 milioni di euro, una perdita che da sola rappresenta un quarto del valore attuale in borsa della banca piu’ vecchia del mondo.

La dimensione reale del mercato dei derivati non e’ certa, e la sua allocazione lo e’ ancora di meno. Il sospetto che l’allocazione non sia uniforme e’ forte: ovvero il sospetto che nel mercato ci siano soggetti in forte guadagno e soggetti in forte perdita, ad un livello tale da farli fallire e provocare fallimenti a catena incontrollabili, facendo implodere l’intero tessuto economico. Successe nel 2008 con Lehman Brothers. Ed oggi molti soggetti qualificati sono certi che il mercato dei derivati sia ancora piu’ grosso rispetto al 2008, ed anche peggio allocato.

nave_containerQuindi, il mercato dei derivati assomiglia molto a questa enorme nave container, che per evitare il naufragio avrebbe dovuto tornare in porto nel 2008 per scaricare lentamente, uno ad uno i container, cercando di evitare di affondare nell’operazione. Ovvero smontare lentamente e progressivamente i derivati evitando i fallimenti a catena degli operatori.

Ed invece continua a navigare ancora piu’ carica di container, e sempre piu’ sbilanciata. In un oceano che aspetta solo la prossima tempesta.

La miccia e’ ancora’ li, accesa, e sta continuando a bruciare…

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